Scienza e religione

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Sappiamo con certezza che dalla metà VI secolo a.C. in poi alcuni scienziati Greci, tra i quali Talete, Pitagora, Platone, Archimede, Euclide, si recarono in Egitto per apprendere le segrete conoscenze dei sacerdoti del Nilo. Il fatto che poco dopo la cultura greca fiorì all’improvviso e si sviluppò rapidamente quando, nel IV secolo a.C., Tolomeo I fondò la Biblioteca di Alessandria, fa pensare che l’origine della ricerca scientifica sia nata nella Terra dei faraoni.

Ma non tutti sono di questo parere. Charl Boyer sostiene: “E’ probabile che i filosofi Greci appresero dagli Egiziani alcune nozioni di geometria elementare, ma essi certamente esagerarono la misura del loro debito.” Otto Neugebauer, autore di due famosi libri sulla storia della matematica, aggiunge: “ L’Egitto costituisce un caso eccezionale: una civiltà altamente sofisticata che fiorì per molti secoli senza dare alcun contributo allo sviluppo delle scienze esatte.....La scienza antica fu il prodotto di pochissimi uomini, e questi pochi non furono egiziani.” Forse per esaltare l’origine ellenica della cultura occidentale gli storici moderni, salvo recenti eccezioni, ritengono che le conoscenze dei popoli presocratici furono il prodotto di osservazioni secolari, che ben poco hanno a che fare con la ricerca teorica.

E difficile condividere queste opinioni. Infatti, se è vero che i più antichi documenti scientifici egiziani non propongono alcuna dimostrazione teorica, è anche vero che i costruttori delle Piramidi furono celebrati nell’antichità per le loro proverbiali conoscenze. Un sacerdote disse a Solone (540 a.C.): “ I Greci sono come fanciulli al confronto dei sapienti della Valle del Nilo.’’ Scriveva lo storico Strabone: “ I filosofi Greci riuscirono con pazienza e le buone maniere a farsi rivelare alcuni teoremi, ma quei “barbari” celarono la maggior parte di ciò che sapevano.” Inoltre le soluzioni di alcuni problemi geometrici non possono essere il frutto di indagini sperimentali; basti dire che il papiro di Rindh indica la presunta soluzione della “quadratura del cerchio” dalla quale si desume con buona approssimazione il valore di π = 3,16046..., anziché 3,141519....attualmente noto.

Infine, considerato che con la caduta dell’Antico Regno (2200 a.C.) furono distrutti i documenti custoditi nei templi e ciò che di essi si era salvato andò perduto negli sciagurati incendi della Biblioteca di Alessandria, è possibile dare maggior credito a quanto diceva Aristotele: “La geometria è nata in Egitto poiché nella Valle del Nilo i sacerdoti avevano creato l’ambiente adatto per sviluppare le loro conoscenze teoriche.” ( Charl Boyer: Storia della Matematica)

Scrive lo storico Strabone: “ I sacerdoti Egiziani erano profondi nello studio delle cose celesti, ma celavano il loro sapere, poco inclini a comunicare con gli estranei.” Per via indiretta sappiamo che in tempi assai remoti avevano scoperto la durata dell’anno solare, le fasi della luna, e attraverso il movimento delle stelle orientarono con sorprendente precisione le Piramidi della IV dinastia.

E’ suggestivo immaginare un sacerdote che contempla la volta celeste e tracciando sulla sabbia linee d’ombra, triangoli e cerchi si convince che l’ordine è il linguaggio del dio Creatore, e la geometria è un’entità soprannaturale insita nell’Universo che descrive. Molte sono le cose che ritiene di sapere: conosce il percorso del sole, crede che il suo movimento sia la causa del fluire del tempo e, sapendo prevedere la posizione delle stelle, si considera l’interprete del disegno divino. Ma nonostante le sue conoscenze quel sacerdote non sa rispondere ad una domanda di estrema importanza: “Cosa distingue il faraone da un comune mortale? Come è credibile la sua origine trascendente se non profetizza gli eventi futuri, non fa miracoli e soprattutto non possiede il dono dell’immortalità?”

La risposta la diedero gli architetti che concepirono opere per le quali la divinità del sovrano si manifestava simbolicamente attraverso un particolare raggio di sole. Nel tempio di Abu Simbel ancor oggi si può assistere ad un fenomeno straordinario, così descritto da A. Edwards che nel 1874 lo ha osservato per la prima volta:

“ E’ uno spettacolo meraviglioso vedere la tenue luce dell’alba che rischiara la stupenda facciata del tempio, ma in certe mattine avviene qualcosa di impressionante: il sole sorge dalle colline del Nilo, i suoi raggi attraversano la porta d’ingresso, infrangono le tenebre della montagna e, come una fiamma dal cielo fuggita,illumina sul fondo la statua di Ramses II.”

 

L’architetto del tempio di Abu Simbel non fu né il primo né il solo che ha tratto ispirazione dai raggi del sole che splendono nella dimora degli dei. L’interno del Pantheon di Roma, progettato dall’imperatore Adriano (115 d.C.) è illuminato da un fascio di luce, proveniente dal vertice della cupola, che al mezzodì proietta un cerchio luminoso sopra il quadrato di granito rosso disegnato al centro del pavimento.

 

Foto di  G. Gasponi San Pietro:tramonto nei giorni equinoziali

Un fenomeno simile è stato recentemente osservato a Roma. Poco prima del tramonto dei giorni equinoziali i raggi del sole attraversano l’interno della Cupola di San Pietro e compaiono dalla finestra centrale del tamburo con la luminosità di una stella di prima grandezza. La scoperta si deve al prof. Salvatore Nicolosi, docente alla Pontificia Università Lateranense.

Infine, nel 1992 ho presentato al Comune di Roma il progetto di una Meridiana da realizzare a Piazza del Popolo, ben visibile dalle terrazze del Pincio. Al mezzodì l’ombra dell’obelisco di Ramses II non solo avrebbe tracciato il mirabile disegno del movimento del sole nella sfera celeste, ma al mezzodì si sarebbe proiettata su lapidi incastonate nel pavimento indicanti la data degli eventi che fecero la Storia della Città Eterna. Naturalmente, pur trattandosi di un intervento di evidente contenuto culturale, il progetto non è stato approvato.

 

Meridiana Storica di Piazza del Popolo. Lapide incastonata nella pavimentazione, lambita dall’ombra dell’obelisco al mezzodì del 21 Aprile,data data della fondazione di Roma

Le segrete conoscenze dei fenomeni astronomici conferirono alla casta dei sacerdoti prestigio, ricchezza e grande potere; basti pensare al nefasto significato attribuibile ad una preannunciata eclisse solare per immaginare con quanta autorità potevano interferire nelle questioni dello Stato. La loro invadenza fu la causa dei contrasti che con il tempo indebolirono il prestigio dei faraoni, costretti ad intervenire con provvedimenti impopolari, o concedendo privilegi che in origine solo a loro competevano.

“ La conservazione del predominio dei sacerdoti sui faraoni era affidata ad una scienza occulta di cui l’astronomia era parte integrante. Senza ricorrere ad una ciurmeria organizzata, possiamo comprendere la pratica del mistero che tutti gli storici dell’antichità consideravano essenziale del culto egiziano. Sollevare il velo che copriva i segreti del tempio era cosa assai pericolosa, donde quel complesso di cerimonie, simboli ed atti magici, che proteggevano la supremazia della casta sacerdotale.”(Enciclopedia Italiana; voce:Astronomia)

Alcuni studiosi si sono chiesti perché la Scienza egiziana non si è sviluppata come avvenne in Magna Grecia duemila anni dopo. Al contrario, dopo un precoce e promettente inizio subentrò una sorta di sterile imbarbarimento che ha soffocato l’acquisizione di nuove conoscenze. Forse la risposta va cercata nella mentalità sacerdotale per la quale ciò che noi chiamiamo Scienza era lo strumento più efficace per esprimere concetti religiosi non altrimenti rappresentabili. Ciò ha conferito una gerarchia di valori metafisici sia ai numeri che alle forme geometriche. Per esempio: al dio Creatore competeva l’immagine del cerchio in quanto origine equidistante da tutte le cose create; il triangolo 3, 4, 5 unità era una figura sacra poiché era il simbolo di Iside , Osiride, e del dio Horus con il quale si identificarono i faraoni.

E’ facile immaginare come tali vincoli ostacolarono il progresso della ricerca, considerata un’ inammissibile interferenza con principi teologici consolidati dalle tradizioni. Verso la metà del IV secolo a.C. filosofi Greci si appropriarono delle segrete conoscenze sacerdotali e, rifiutando indimostrabili credenze religiose, cerca-rono la soluzione dei problemi geometrici attraverso dimostrazioni logiche e coerenti. L’ intelligenza dell’Uomo domina tutte le cose , diceva Anassagora per il quale il numero uno non era altro che il primo di una serie di numeri infiniti, ed il cerchio una qualsiasi forma geometrica che non ha nulla a che fare con la perfezione divina.