La religione solare

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Elaiopoli, antica capitale del Basso Egitto e sede di una prestigiosa scuola sacerdotale, era la città consacrata al Sole, divinità suprema del firmamento, adorata quale fonte inesauribile della vita e del perpetuo rinnovamento della natura. Di qui l’dea di un Essere Supremo eterno ed infinito, Creatore dell’ Universo. Ciò che sappiamo di questa religione preistorica lo dobbiamo al Libro delle Piramidi, ossia ad una raccolta di confuse formule magiche scritte sulle pareti interne di alcune Piramidi della V dinastia. Il documento di accertata origine eliopolitana è per gli storici di grande interesse in quanto descrive in termini mitologici come avvenne la creazione del mondo.

Secondo le teorie cosmologiche dei sacerdoti del culto solare, dall’eternità pervenne un’informe e tenebrosa entità liquida personificata dal dio Nun, Signore del Caos primordiale, il cui temuto ritorno era l’origine delle più grandi sventure. Nessun tempio gli fu mai dedicato, ma in molti santuari la sua presenza è rappresentata sotto la forma di un lago sacro dalle cui acque scaturì il primo seme della vita.

Atun-Ra: con i simboli  della Vita e del potere regale.                         Ayvazovski: Il Caos primevo

Il Principio avvenne all’alba del tempo, quando l’inconoscibile spirito del dio Atun, da se stesso generato, emerse dalle acque abissali su un tumulo di terra, e nelle sembianze di un avvoltoio volò sul luogo dove fu costruito il tempio di Eliopoli. Il suo primo atto creativo fu la luce del Sole con la quale si identificò assumendo il nome di Atun-Ra. Atum trae da se stesso il seme delle prime due divinità cosmiche: Thefne, l’umidità, Shut, il secco, dalle quali nascono abbracciati Gheb, la terra, e Nut, il cielo; ma turbato dall’amore che li unisce ordina all’aria di interporsi tra loro per tutta la durata degli anni, formati in origine da 360 giorni. Ma il dio Thot, custode del calendario, impietosito dalle loro preghiere cede all’anno solare cinque giorni della luna durante i quali Geb e Nut concepiscono Iside, Osiride, Seth e Nefti.

Le divinità che formano la discendenza del dio Creatore, chiamata dai Greci la Grande Ennade eliopolitana, fu certamente una speculazione dei sacerdoti eliopolitani che, pur di affermare la supremazia politica e religiosa della loro città, riconobbero l’origine solare agli dei più venerati dagli egiziani

 

Mito di Iside e Osiride

Durante la seconda e la terza dinastia si consolidò il culto funerario del dio Osiride, la cui tragica storia è talmente intrisa di umane passioni da far pensare ad un sovrano, vissuto prima di Menes, che tentò invano di unificare il Paese.

Scrive Plutarco: “Iside e Osiride si amarono al punto da unirsi fin nel seno materno”; al contrario il fratello Seth fu odiato perfino dalla madre che, dopo averlo partorito dalla bocca, gridò: “ Rivolgo contro di te le mie unghie taglienti come coltelli ! ”

Il pacifico Osiride eredita dal padre la Terra e con la moglie - sorella Iside regna nella valle del Nilo con grande saggezza: è amato dai sudditi, stimato dai sovrani stranieri e la sua fama si diffonde tra tutti i popoli d’oriente.

Ma l’invidia si annida nel cuore di Seth che, in assenza del fratello, organizza una congiura.Costruisce un magnifico sarcofago di acacia e, durante un banchetto, che festeggia il ritorno del re, promette di donarlo a chi vi entra esattamente disteso. Quando la prova tocca ad Osiride si compie il mitologico colpo di stato: con l’aiuto di settantadue congiurati Seth lo uccide, rinchiude il corpo martoriato nel sarcofago e lo getta nel fiume. Iside fugge disperata e, come spesso avviene a chi cade in disgrazia, è abbandonata da tutti gli amici. Non ha una casa dove rifugiarsi, nessuno la protegge, né un figlio che vendichi l’infamia subita. Ma la morte non divide ciò che l’amore unisce. Iside vaga in tutto il Paese per dare ad Osiride una pietosa sepoltura; dopo molte avventure e storie di magie, trova il suo corpo orrendamente mutilato nelle paludi del Delta del Nilo. Dall’unione postuma con il suo amato sposo nasce Horus, il dio vendicatore della morte del padre.

Con presumibile riferimento alle sanguinose guerre predinastiche, la furibonda lotta tra zio e nipote sarebbe durata in eterno se gli dei riuniti in assemblea non avessero decretato che Horus era il legittimo erede del trono paterno. Su questa antichissima credenza si è basata per oltre tremila anni l’origine divina della teocrazia egiziana. In sintesi, il faraone da vivo è l’incarnazione del dio Sole, personificato da Horus, il garante dell’ordine cosmico minacciato dal ritorno del Caos primordiale. Alla fine dei suoi giorni terreni s’immedesima con Atun-Ra o con Osiride, dio dell’Oltretomba e padre divino del suo successore.