Introduzione

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Lo studio metodico della storia Egiziana è iniziato poco più di centosettanta anni fa, quando nel 1822 il francese Jean François Champollion riuscì a decifrare quei segni misteriosi nascosti per millenni nelle sabbie del deserto. In questo periodo, relativamente breve, sono state scoperte meravigliose testimonianze di una splendida civiltà che si perde nella leggenda quanto più si risale nel tempo.

La cronologia dinastica dell’Antico Regno non sarebbe un problema se gli Egiziani avessero riferito il calendario ad una data conven-zionale, come noi facciamo con la nascita di Cristo; purtroppo quei “barbari,” così erano chiamati dai Greci, datavano gli eventi dall’anno dell’incoronazione del faraone sotto il quale si verificavano. Di qui le difficoltà alle volte insuperabili. Infatti, come è possibile collocare nel tempo una notizia datata con questo sistema se gli elenchi dei re a noi pervenuti (la Pietra di Palermo, il Canone reale di Torino, l’elenco di Karnak) sono incompleti, contraddittori e in parte danneggiati? Inoltre in molti casi non sappiamo con certezza il periodo che intercorre tra un faraone e il suo successore. Né il responso scientifico dei reperti organici più antichi può essere di grande aiuto perché l’esame al carbonio 14 varia entro un margine di circa due secoli, troppo ampio per essere soddisfacente. Per questi motivi e per il fatto che le liste reali non comprendono i nomi di alcuni sovrani non graditi alla casa regnante che le fece redigere, la data di fondazione delle dinastie che hanno precedono la caduta dell’Antico Regno non è stata ancora ben definita.

Da un’epoca tanto remota ci sono giunte opere d’incomparabile bellezza, ma certamente le Piramidi della IV dinastia emanano un tale fascino da essere annoverate fin dall’antichità tra le Sette Meraviglie del Mondo. L’anonimato che le caratterizza ed il linguaggio ermetico dei sacerdoti di quei tempi ha rafforzato l’aspetto esoterico della cultura che le ha prodotte, resa definitivamente incomprensibile dopo la morte di Cleopatra, ultima discendente dei faraoni, e dal successivo avvento del Cristianesimo.

Se non sappiamo con certezza né come né chi le fece costruire, troppe sono le assurdità ad esse attribuite da quando nel secolo scorso sono state avanzate teorie alternative quanto mai stravaganti. Alcuni sostengono che la lunghezza dei percorsi interni della tomba di Cheope segna il cammino dell’ umanità dalle origini alla fine dei secoli, altri dicono che la sua forma è pervasa da una misteriosa energia capace di contrapporsi al disfacimento della morte, altri ancora affermano che sia stata costruita per tramandare conoscenze scientifiche quanto mai improbabili, come la distanza della terra dal sole o la lunghezza del meridiano che segna la massima estensione dei continenti. I più fantasiosi hanno immaginato che i superstiti della leggendaria Atlantide trasmisero le loro conoscenze ai sacerdoti egiziani che segretamente se ne appropriarono. Per non parlare di basi spaziali costruite da esseri extraterrestri più di diecimila anni fa, o dei mortali malefici che puntualmente colpiscono chi osa profanare il sonno eterno dei faraoni.

Purtroppo i mezzi d’informazione, sempre alla ricerca di notizie clamorose, danno credito a simili fandonie, propinate alla pubblica opinione come scoperte sensazionali. E’ quindi comprensibile disagio di chi, dopo oltre venti anni di ricerche appassionanti, ritiene che le Piramidi menfite siano simili a documenti scientifici pietrificati che, attraverso il linguaggio dei simboli geometrici e astronomici, indicano la data della loro costruzione. L’ipotesi si basa sulle numerose coincidenze che intercorrono tra la cronologia rintracciata nelle Piramidi della IV dinastia e quella proposta dal ben noto egittologo Sir Alan Gardiner, sostanzialmente condivisa da altri eminenti studiosi.

Nelle pagine seguenti non avremo niente a che fare con le teorie alternative attualmente tanto apprezzate, ma risaliremo agli albori della Scienza quando i sacerdoti Egiziani scoprirono la geometria del cerchio ed il disegno tracciato dalle ombre all’alba dei solstizi

Nel secolo scorso Sir Norman Lokier, fondatore della moderna Archeoastronomia, dimostrò che alcuni templi della Valle del Nilo furono orientati verso la direzione del sorgere eliaco di una stella particolarmente luminosa; ma nonostante le accertate connessioni con i fenomeni celesti di numerosi antichissimi monumenti non solo egiziani gli archeologi, salvo recenti eccezioni, sono restii a riconoscere sia pur modeste conoscenze scientifiche che risalgono ad epoche tanto remote.

In sintesi nelle seguenti pagine ho ipotizzato l’esistenza di un’era egiziana iniziata, come vedremo, l’anno 4241 a.C. alla quale i sacerdoti, che avevano il compito di misurare il tempo, riferirono le date degli eventi più importanti che hanno preceduto i sovrani della IV dinastia, vale a dire dalla fondazione dei Due Regni dell’Alto e Basso Egitto fino all’incoronazione di Snefru, Cheope, Chefren e Macerino. 

Al fine di verificare il criterio di indagine adottato ho esteso lo studio all’Arca dell’Alleanza descritta dalla Bibbia ed al tempio che Salomone fece costruire a Gerusalemme. L’esito non potrebbe essere più sorprendente: infatti la rintracciata data dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto risulta sostanzialmente coincidente con quella proposta dagli storici dell’Antico Testamento.

Ma ciò che ritengo degno di particolare attenzione, è il più antico simbolo della “quadratura del cerchio” più volte rintracciato non solo nella Grande Piramide di Cheope, e realizzato con estrema precisione geometrica per rappresentare la divina metamorfosi della doppia natura dei faraoni.

Quando si affrontano credenze religiose che risalgono ai miti preistorici tutto al più è lecito immaginare di aver prodotto un contributo da sottoporre comunque a verifiche interdisciplinari. Possono, pertanto, essere discutibili le personali interpretazioni dei simboli rintracciati, tuttavia resta il fatto che le numerose coincidenze cronologiche da essi desunti confermano con sorprendete appressi-mazione ciò che i più accreditati egittologi hanno stabilito dopo tante laboriose ricerche archeologiche. 

Attualmente coloro che non credono nell’esistenza di Dio, sono disposti a credere in qualsiasi assurdità, come gli oroscopi, le magie, e gli dei falsi e bugiardi che negano perfino la speranza in un mondo migliore. Al contrario, ci fu un’epoca molto remota in cui gli Egiziani realizzarono con immensi sacrifici opere meravigliose per glorificare un dio incarnato nelle sembianze del loro sovrano. A tal fine e nel più assoluto anonimato celarono nei simboli geometrici antichissime principi religiosi non altrimenti rappresentabili. La seguente ricerca ha la pretesa di indagare lo spirito di quei tempi