I simboli

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Il tentativo di interpretare lo spirito di quei tempi introduce un personaggio sfuggente come il passaggio di una stella cadente. Il Simbolo è una figura parlante che pretende di spiegare concetti astratti non meglio rappresentabili. Non è logico, non è coerente, non è facile da interpretare, ma si rende comprensibile attraverso ambigue analogie. Alcuni esempi: l’unificazione dei Regni dell’Alto e Basso Egitto era rappresentata dal fiore di loto annodato allo stelo del papiro, l’idea dell’eternità da una corda chiusa ad anello, ed il perfetto orientamento delle piramidi evocava l’ordine cosmico stabilito in principio dal Creatore. Un simbolo certamente egiziano è il triangolo rettangolo di lati 3,4,5, unità; la sua origine precede l’avvento della IV dinastia, poiché da esso derivano le proporzioni della Piramide di Chefren.

Così lo descrive Plutarco, storico greco del I secolo d.C.:

"Gli egiziani hanno rappresentato la natura dell' Universo con il triangolo più bello. Questo triangolo ha l'altezza di tre unità, la base di quattro e l'ipotenusa di cinque. L'altezza può essere paragonata al maschio, la base alla femmina e l'ipotenusa al figlio da entrambi generato. Allo stesso modo Osiride s'identifica con l'origine,Iside con l'elemento ricettivo e Horus con il prodotto della loro unione. Il 3 è il primo numero dispari, il 4 è il quadrato del primo numero pari, ed il 5 è in parte simile padre ed in parte alla madre, essendo formato dal 3 e dal 2."

Non sappiamo dove e quando furono attribuiti al cerchio significati trascendenti, anche se fin dalle prime dinastie fu associato all'idea della Perfezione Divina, artefice della Creazione. La volta celeste, il sole, la luna, perfino l'ombra della terra durante un'eclisse, hanno la forma del cerchio. Cosa è questa figura che non ha principio né fine, disegnata dal movimento delle stelle che scandiscono il perpetuo divenire del tempo? La risposta non si fece attendere. E' l'immagine del Dio Creatore rivelata dall'armonia del Creato.

Per l'idea di concretezza insita nella forma, il quadrato è il simbolo della materia: quattro sono gli elementi che la costituiscono, i punti cardinali che orientano lo spazio e le stagioni della vita degli esseri viventi, e quadrato è il confine del biblico Paradiso Terrestre. Scrive Platone nel Timeteo: "Diamo alla Terra la forma del cubo perché tra tutti gli elementi è il più immobile e tra i corpi è quello che ha la base più stabile." Contrariamente al cerchio, il quadrato si oppone al movimento; la quiete è il suo stato naturale, ed inerte resterebbe se in Principio il soffio divino non avesse animato la materia primordiale che esso rappresenta. La quadratura del cerchio simboleggia il desiderio dell' Uomo di identificare la Terra con il Cielo in una ideale concordanza chiamata dai latini "coincidentia oppositorum."

Il simbolo riflette la cultura di chi lo interpella. Per noi che conosciamo il valore di π è assurdo identificare il creato con il Creatore; gli Egiziani che credevano di aver trovato la soluzione della "quadratura del cerchio", potevano con essa rappresentare l'incarnazione di un dio nelle sembianze del faraone.

 Come ben sappiamo la più intrigante relazione della geometria non ammette soluzioni da quando nel 1882 Ferdinand Lideman ha dimostrato che π è un numero irrazionale e trascendente. Ciononostante l'Ufficio Brevetti Svizzero respinge, senza neanche esaminare, le numerose stravaganti teorie inviate da coloro che tuttora non sono convinti.

 

Venezia: pavimento della Basilica di San Marco – XV secolo. La superficie del cerchio esterno equivale a quella del quadrato tratteggiato in rosso

Venezia: pavimento della Basilica di San Marco – XV secolo. La superficie del cerchio esterno equivale a quella del quadrato tratteggiato in rosso.