Appunti di storia

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DALLE ORIGINI ALLA CADUTA DELL’ANTICO REGNO.

Riassumere in poche pagine la storia dell’Antico Egitto, se da una parte è indispensabile ai nostri scopi, dall’ altra è un’ azzardo certamente rischioso. Pertanto questi brevissimi accenni si propongono di riferire le date alcuni eventi storicamente accertati alla cronologia dinastica proposta da Sir Alan Gardiner, eminente egittologo di fama internazionale. 

 

Periodo protodinastico: 3500 – 3150 a.C. circa.

In origine nella Valle del Nilo convivevano pacifiche popolazioni dedite alla caccia e all’agricoltura. Dapprima il fiume favorì la solidarietà tra le tribù confinanti poi, verso la metà del IV millennio a.C., si formarono i Due Regni dell’Alto e del Basso Egitto che con alterne vicende si contesero l’egemonia dei territori. Ben poco ci è noto di ciò che avvenne di questo nebuloso periodo della preistoria egiziana e delle numerose divinità locali, se non che il dio Horus era il protettore delle terre del Delta e Seth, dio del vento e della tempesta, era adorato dalle bellicose tribù dell’Alto Nilo.

 

Re Scorpione 3150 a.C. circa.

Questa data è attribuita ad un reperto trovato ad Ieracopoli nel quale un certo Re Scorpione, non meglio identificato, cinge la corona bianca dell’Alto Egitto. Alcuni storici sostengono che sia il discendente di una dinastia preistorica, durante la quale maturarono le condizioni che portarono all’ unificazione del Paese. E’ quindi comprensibile il motivo per cui l’epoca di Re Scorpione è simbolicamente rappre-sentata dalla cronologia rintracciata nell’interno della Grande Piramide di Cheope.

 

I Dinastia tinnita : 3100 – 2890 a.C.

Nel 3100 a.C. circa Menes, re della città di Thinis alle volte chiamato Aha ed altre Narmer, fondò la Nazione Egiziana e con essa la prima dinastia. Il fatto è confermato da una tavoletta di ardesia, trovata anche questa a Ieracopoli, in cui il sovrano è raffigurato con le due corone dell’Alto e Basso Egitto e da un parti- colare che simboleggia la sottomissione del Delta del Nilo. Le popolazioni unificate mantennero comunque viva e distinta la loro identità culturale e religiosa e non dimenticarono mai la duplice origine politica della Nazione, chiamata per oltre tremila anni il “ Paese delle Due Terre.”

Le cronache attribuiscono a Menes la fondazione della città di Menfi al confine dei due Regni, tuttavia non sappiamo con certezza se sia stato un personaggio mito-logico o un sovrano realmente vissuto.

 

II Dinastia: 2890 – 2700 a.C.

Come spesso avviene le nostalgie del passato non si spengono facilmente. Alcune città, un tempo autonome ed indipendenti, interpretarono il nuovo ordinamento del Paese come un limite imposto da un’autorità straniera.

Sarebbe però un errore pensare che la prima Nazione del mondo sia stato il prodotto di azioni militari condotte da sovrani indifferenti alle tradizioni delle popolazioni sottomesse. Per coloro che si riconoscono nello Stato, il re è il divino custode dell’ordine cosmico, l’ Essere supremo inviato dal cielo per governare in Egitto come il dio Horus regna nelle regioni celesti. Il principio che stabilisce la natura divina dei faraoni, è frutto di una profonda conoscenza della psicologia primitiva. Come può un comune mortale, che dal nulla proviene e nella cenere ritorna, ribellarsi alla volontà di un dio vivente che ha compito di mantenere l’ordine stabilito in origine dal dio Creatore? La disubbidienza civile più che un reato è un peccato sacrilego punito sia in terra che per l’eternità.

Fin dal principio la Nazione si basa su una struttura sociale rigidamente gerarchica: il re è la suprema autorità dello Stato, l’ unico intermediario tra gli dei ed i suoi sudditi, il padrone assoluto delle Due Terre, ed il solo essere vivente a cui compete la vita eterna nell’ aldilà. Tra lui ed il popolo non c’è la mediazione dei nobili intervenuta successivamente, ma una classe di funzionari devoti, capaci di far osservare le disposizioni emanate dal potere centrale.

Contrariamente a quanto si crede non esiste la schiavitù che avrebbe esaltato la figura dei vincitori, e soprattutto non viene imposta alcuna religione di Stato. Al contrario, durante la II dinastia si apre una lunga e pacifica disputa sacerdotale per stabilire quale sia il destino ultraterreno del divino sovrano. Il clero di Abido sostiene l’esistenza del Regno dei Morti, dove alla fine dei suoi giorni si identifica fisicamente con il dio Osiride che presiede il giudizio dei defunti; chi lo supera è ammesso ad un’eterna ed evanescente esistenza in un luogo sotterraneo indicato dal tramonto del sole, gli altri, i dannati, scompaiono nelle tenebre divorati da orribili mostri. Ma non tutti sono d’accordo. Per i sacerdoti del culto solare il funereo Regno di Osirde non si addice alla natura divina dei sovrani egiziani: se il dio Sole è l’immagine della rinascita perpetua, il faraone da vivo è il dio Horus incarnato nelle sue sembianze e dopo la sua morte si immedesima miracolosamente nel dio Creatore, origine e fine dell’universo.

Durante la seconda dinastia la scuola sacerdotale dell’antichissima città di Eliopoli culturalmente più progredita, approfondisce lo studio dei fenomeni celesti e nel tentativo di interpretare il comportamento delle divinità cosmiche, scopre la durata dell’anno solare e con essa il calendario, presumibilmente introdotto in Egitto nel 2781 a.C.

 

Antico Regno menfita - III Dinastia : 2700 - 2620 a.C.

Secondo Sir Alan Gardiner nel 2700 a.C. circa re Djoser, o il suo predecessore, fondò la III dinastia. Poco ci è noto di questo sovrano salvo che trasferì la capitale a Menfi e che Imhotep, sacerdote del culto solare, costruì in un luogo chiamato Saqqara la prima tomba reale con la forma di una piramide a sei gradoni, per consentire allo spirito del sovrano di raggiungere le stelle imperiture.

L’assoluto anonimato che caratterizza le Piramidi della III e IV dinastia induce a pensare che furono costruite non tanto per la gloria postuma dei titolari, quanto per risolvere alcuni problemi di politica interna.

Quando Djoser sale sul trono deve affrontare una situazione molto delicata: convincere i sudditi che la supremazia dell’ Egitto non deriva dalla ricchezza né dalla vastità dei territori conquistati, bensì dalla popolazione che si riconosce nei valori dello Stato. Diffondere un tale concetto in netto contrasto con la cultura tribale del recente passato non è certo cosa da poco. Dapprima Djoser lascia la sua gente e la sua terra ed insediandosi a Menfi, città al confine tra i due Regni, si proclama sovrano di tutti gli Egiziani. Poi, con un’ intuito psicologico straordinario, li chiama a raccolta per costruire il simbolo della Nazione. Il cantiere della tomba di Djoser, ossia di colui che per volere degli dei tiene uniti i Due Regni, si trasforma in una scuola severa alla quale partecipa liberamente tutto il popolo. L’insegnamento è chiaro: se si superano i contrasti che per secoli hanno insanguinato il Paese, è possibile raggiungere il bene comune che si eleva tanto più in alto quanto più é esteso il favore della base.

 

IV Dinastia : 2620 – 2480 a.C.

In poco meno di cinque secoli le primitive tribù del Nilo si sono evolute in una popolazione civile e bene organizzata, che pone l’Egitto al centro del mondo ed il suo sovrano al vertice dell’umanità. In questo periodo il potere del faraone raggiunge l’apoteosi; un abisso lo separa dai comuni mortali che al suo cospetto si prostrano a terra e osano parlargli solo dopo lunghi preamboli e voti augurali:

 


 

Per tutta la IV dinastial’insegnamento di Djoser non concede tregua al popolo egiziano: Snefru, il fondatore, in ventiquattro anni di regno, fece costruire a Dahshur due grandiose Piramidi, Cheope, suo figlio, la più grande e la più bella che, con quelle di Chefren e di Micerino, formano il meraviglioso complesso di Giza.

Quando Cheope sale al trono affronta un problema per troppo tempo trascurato: in meno di un secolo i sacerdoti menfiti avevano raggiunto una tale autorità da interferire nelle decisioni di Stato. Per ripristinare l’antica gerarchia, Cheope ordina la chiusura dei templi e revoca i loro privilegi a vantaggio del clero eliopolitano. La reazione fu molto violenta se, dopo duemila anni, Erodoto racconta le malvagità del re sacrilego che senza tanti scrupoli giunse all’infamia di prostituire la figlia per finanziare la costruzione della Grande Piramide: ogni cliente pagava le sue grazie al prezzo di una pietra La poverina non dovrebbe aver troppo sofferto, se è vero che di pietra in pietra ne ha sommate tante da costruire anche la sua tomba. Altre fonti, forse più attendibili, lo descrivono come un re sapiente dedito allo studio della magia e autore di un libro sapienziale che purtroppo non ci è pervenuto. Nulla di nuovo avviene sotto le stelle, diceva Salomone, se anche a quei tempi non era facile competere con il clero. Dopo il regno Micerino, verso il 2480 a.C., i sacerdoti di Eliopoli si accordarono con quelli di Menfi ed elessero il fondatore della V dinastia a loro favorevole.

 

V e VI Dinastia – Caduta del Antico Regno: 2200 a.C.

Sette secoli di relativa pace trasformano l’Egitto in una Nazione potente e temuta dai sovrani stranieri. Il territorio è diviso in distretti controllati da dignitari che eseguono fedelmente le disposizioni emanate dal potere centrale: chi le disattende è punito con il taglio della mano se ha rubato, o del naso se ha fiutato l’ebbrezza del potere. Per rendere più efficiente la burocrazia dello Stato viene concessa una maggiore autonomia alle città lontane dalla residenza reale e, chi sa con quali promesse di eterna fedeltà, alcuni amministratori ottengono che il loro mandato sia trasmesso per linea ereditaria.

A Roma si dice: “ Chi si fida è perduto.” Dapprima i più alti funzionari della corte reale rivendicano il medesimo privilegio, poi viene riconosciuta alla casta sacerdotale l’esenzione dalle imposte che, aggiunta alle donazioni elargite con grande generosità, aumentano a dismisura le loro ricchezze. Ciò che si riteneva fosse una semplice innovazione si rivela con il tempo un disastroso cedimento: gli amministratori governano nei loro distretti come fossero i padroni, non versano i contributi nelle casse dello Stato, si eleggono sacerdoti del culto locale e costruiscono tombe prestigiose dove elencando i loro titoli glorificano se stessi più del loro sovrano. I tentativi falliti per ripristinare l’antica gerarchia peggiorano la situazione: come al tempo di Luigi XVI così alla fine della VI dinastia le ambizioni dei nobili, lo strapotere delle alte autorità sacerdotali e il malcontento del popolo, sono le cause principali della caduta dell’Antico Regno. Fomentata da gruppi presumibilmente stranieri si scatena in tutto il Paese una rivoluzione talmente violenta da sorprendere tuttora chi legge il racconto di un testimone. 

“ Non sappiamo cosa avviene in Egitto: Elefantina, Tinis e altre città si rifiutano di pagare i tributi; il sangue è dovunque, i morti gettati nel fiume rendono l’acqua ripugnante. I servi di un tempo ora posseggono tesori, i nobili sono avvolti di stracci, gli ufficiali vengono sgozzati, e il fratello uccide il suo stesso fratello. Sono accadute cose inaudite: i segreti dei templi sono stati violati, dispersi gli antichi documenti e distrutta la Sala del Giudizio. Sono stati rubati i tesori sepolti nelle Piramidi, violati i segreti dei re dell’Alto e Basso Egitto, gli insorti seminano rancore e il servo ha raggiunto il privilegio dell’ Ennade.

I giovani gridano: “ non fossi mai nato! ” I vecchi piangono: “ fossi io già morto! ”